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Forze connesse con
l'agire
(sulla reazione emotiva
legata a Obama)
Quando agiscono forze collettive di natura superiore, noi restiamo
coinvolti a nostra insaputa di queste forze. Questa è la mente inferiore
collettiva giacchè anche la mente collettiva si suddivide in superiore
ed inferiore e la posizione, in questo modo, rappresenta con certezza una
condizione di conoscenza o di consapevolezza che agisce nel nostro interiore,
generando una forza reattiva che si sommerà a quella del gruppo dove
è stata generata.
Queste forze, sono quantum energetici che generano un'agire o più semplicemente
una realtà, che potremmo determinare nel comportamento o nella modalità
con cui il sociale si riveste di usi e abitudini, ovvero della "normalità".
Tuttavia vi sono differenze che vanno auscultate. Infatti, mentre nella reazione
superiore l'intento è concretamente legato alla condizione soggettiva
anche quando agisca collettivamente, nella reazione inferiore, l'intento è
di natura oggettiva, ovvero l'individuo diventa oggetto della forza che l'ha
generato.
Vi sono nell'estremità, due situazioni che andiamo a considerare. Il
caso A, dell'essere non allineato, quando la mente inferiore e quella superiore
sono distaccate nel loro comunicare. Allora, il processo che porta la volontà
a comunicare viene interrotto dall'interferenza che ha creato non l'impulso
stesso ma il disallineamento. Difatti, se vi fosse integrazione, questo comunicare
proseguirebbe verso l'emissione di una forza, definita interna, perché
consapevole.
Invece, nel mancato allineamento questa forza consapevole, resta intrappolata
nell'essere giacchè è solo attraverso la mente inferiore che
vi può essere emissione di forza verso un agire. Quindi, l'agire che
seguirà dalla mente inferiore sarà frutto dell'impulso esterno
e viene definita "forza esterna" in quanto è inconsapevole,
ovvero slegata dall'essere.
Questo porta a comprendere come, non siano tutto sommato gli
impulsi di interferenza a creare il disagio dell'essere umano (il conflitto)
quanto piuttosto il mancato allineamento che lo porta ad avere una percezione
errata dell'esistere e quindi, nell'esternare un agire sconnesso con la sua
volontà. Ed è questo che osserviamo soprattutto negli eventi
che hanno una portata collettiva ad ampio raggio. In quella forma di comportamento
che autoinduce ad agire in una direzione anche se non rappresenta ciò
per cui avevamo sperato, osato, immaginato.
La soluzione è nel creare quel tempo giusto per la riflessione che
possa creare quel dubbio all'avanzamento e riportare l'urgenza verso la volontà
individuale prima e collettiva dopo, giacchè è solo la consapevolezza
di un sociale che determina la priorità di un agire in forza della
volontà che è stata espressa proprio da quel sociale e non dal
riflesso dello stesso, condizionato da una forza esterna ed estranea all'esigenza
dello stesso. Solo in questo modo è possibile operare una trasformazione
evolutiva che sia in grado non più di emotivizzare gli individui, ma
di emozionarli verso una Realtà nuova, frutto del volere e dell'agire
di ogni individuo unito nel collettivo.
20 gennaio 2009
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