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My status

Dell'essere autentici

Se tu non ti accetti, perchè dovrebbe farlo un'altro?
Non è una cosa assurda chiedere agli altri l'Amore che non sei capace di darti?
Essere autentici è uno scoprirsi. Un accettarsi.
E poi, capito chi sei, innamorarti di te stesso.

La comprensione del proprio essere
Cosa vuol dire Essere me stesso? Prima di tutto bisogna
CAPIRE CHI SONO
Quindi, come si fa a capire chi sono? Nello stesso modo in cui cerco di capire gli altri "chi sono". Osservando il mio comportamento, ascoltando cosa ho dentro. I miei pensieri, le mie emozioni, il gusto che ho della Vita. Ascoltando i miei sensi. Le sensazioni, come se ascoltassi una musica, una canzone, come guardare un quadro.
Ascoltando i miei bisogni e i miei desideri. Cosa è un bisogno e cosa è un desiderio?

Distinzione tra bisogni e desideri
Il bisogno è uno stato di tensione, un'assenza di equilibrio che ci porta a cercare soddisfazione attraverso un oggetto o una situazione. Il desiderio è l'aspirazione di un bisogno non urgente. Il bisogno urgente è dolore. Come la fame. Io non desidero mangiare. Io ho bisogno di mangiare. Io ho desiderio di un gelato, ma il gelato non è essenziale alla mia sopravvivenza.
I bisogni sono urgenze legate a uno stato di sopravvivenza, da cui arriva una tensione che impegna la totalità dell'essere in uno stato di ricerca di equilibrio.
Il desiderio è la proiezione di un'esigenza superiore. Nasce dai bisogni del fisico, del cuore, della mente e dello spirito.
Ogni desiderio è espressione che volge ad un tempo volto al lavoro e alla ricerca della soddisfazione. Per questo il desiderio può essere una comprensione evolutiva dell'individuo.

Ho desiderio di stare bene
Sulla strada del conoscermi ed essere "me stesso" , io cerco di raggiungere quell' equilibrio che mi permette di vivere quello che sono. Ma quello che sono è "oggi" e non può essere domani. Quindi bisogna viversi giorno per giorno con questa consapevolezza per non permettere a uno stato mentale di andare a bloccare il nostro modo di essere naturale che è anche quello di modificarci e e di trasformarci giorno per giorno, esattamente come avviene nelle cose della natura.
E' un cammino in crescita sempre, anche quando non ci sembra.
Il desiderio di stare bene è la massima espressione di questo stato di equilibrio. Ma questo va esemplificato in una rappresentazione oggettiva. E la rappresentazione è, e dipende da quale è, il nostro modo di essere, il nostro stadio di crescita. In ogni caso non bisognerebbe giudicare il desiderio perché è indice di un dialogo interiore che deve essere accolto con la comprensione e la consapevolezza. Questo è l'unico modo per andare ad integrare il processo del desiderare nel coinvolgimento del vivere.

Vivere
Quando ho capito chi sono, quali sono i miei bisogni e cosa desidero, mi devo vivere.
E vivere vuol dire cercando quando è POSSIBILE di fare quello che voglio. Volere non è un peccato. E' esprimere la volontà di essere quello che ho deciso. Se cerchiamo il compromesso nell'espressione di noi stessi, otteniamo solo un ensamble di proiezioni mie e di quelle che gli altri fanno su di me per esigenza di soddisfare un loro bisogno che entra in stretta relazione con il mio vivere. Quante volte il "ricatto morale" è l'espressione di un bisogno di poter accentrare l'attenzione che volge verso altre direzioni? Questa è insicurezza manifestata attraverso un atto dispotico ma nessuno è in grado di recepirla come tale. Verrà recepito e lamentato un rifiuto. E nell'altro una sopportazione che durerà fino a quando non ci saranno condizioni di sofferenza tali da dover avere un moto di ribellione spesso condito di molta esagerazione.
Quindi bisogna mettersi al primo posto. Sopra ogni considerazione esterna.
Ma questo può essere distinto dagli Altri?

Con-vivere
Uno dei primi fondamenti di ogni principio è la reciprocità con cui si devono vivere.
Esempio. Io sono libero se sei libero anche tu. Altrimenti io sono un dittatore e non sono più libero ma un uomo che impone la sua libertà sugli altri. Che significato può avere una libertà che necessità degli altri per potersi esprimere? Non è una vera libertà. E' il creare una situazione in cui se viene a mancare un fattore, manca l'espressione del principio stesso. La vera libertà si esprime sempre, nell'esistere in naturalità.
Osserviamo la natura che insegna sempre. Gli animali non fatto costrizioni se non per bisogni sessuali e di sopravvivenza fisica, su altri animali.
Ma l'espressione di un bisogno di sopravvivenza negli animali è privo della coscienza divina che l'uomo ha in dotazione quale essere maggiormente evoluto. Eppure i nostri fratelli minori, come diceva il Baba, esprimono molto meglio di noi il senso dei Principi.
La stessa cosa l'essere sè stessi. Sono me stesso ma anche tu lo sei. Se tu non sei te stesso io non posso essere me stesso. Accettare se stessi vuol dire anche accettare gli Altri per quello che sono senza pensare che il comportamento sia un segno di offesa. Anche quando lo è, questo rappresenta nella sua accezione libera dal giudizio, l'espressione libera di un essere umano. Che come tale va recepita. Nella re-azione si sviluppa l'incomprensione. Nella rel-azione, si comprende e di seguito si agisce secondo il proprio stato emotivo generato.
Quindi è possibile ma non fondamentale che nell'incontro con l'Altro si sviluppi una ragione differente. Che è sempre la radice di una piccola comprensione di se stessi.
Del resto, soli o isolati non è possibile vivere.

Piccola considerazione sull'era dell'Acquario
L'età dell'acquario è l'età del Cosmico. L'io diventa noi. E' giusto considerare la reciprocità. Perché l'altro diventa espressione del nostro sè come gruppo, come totalità. E' l'esigenza di creare il collettivo come unione, come processo naturale di vivere in comunione. Ma prima di poter essere UNO, la necessità è quella di trovare la propria individualità è di rimuovere l'ostacolo principale all'unione stessa che è l'ego vissuto nelle sue prospettive negative che sono di due generi. Soffocamento della propria natura. Soffocamento della natura degli altri. E' la visione equilibrata e naturale. Le comunioni del passato hanno rappresentato una fusione in cui l'individualismo ha dovuto soccombere per il bene comune che non era il bene di tutti ma di una causa, una ragione, che legava tutti in un processo di identificazione complesso.
Oggi quello che bisogna cercare è la relazione uno-tutto in un'integrazione equilibrata tra l'esaltazione massima dell'individualità integrata in un perfetto collettivo. Che è chiamato cosmico.
Cosmo è infatti (dal greco kòsmos) ordine, ornamento.

Ma questi sono tempi in formazione, in crescita. Di comprensione e di interiorizzazione. Sono le frontiere da cui muoviamo i primi passi per la conquista di un Regno Nuovo.

(marzo 2006 - intervento conferenza conoscere se stessi)


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