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Insensatezze avvalorate dal giudizio

Il caso del “bivio”

La forma dell’evoluzione è vivere nella sostanza quella materia che è energia rappresentata sul piano dimensionale. La capacità di scorgere la profondità del messaggio vitale è il risultato di una liberazione dalla ristrettezza di un concetto che se da una parte aiuta la persona a comprendere il valore di quello che compie, dall’altra la vincola in un’esperienza già fatta.

Questi anni sono fondamentali da questo punto di vista perché permettono ad ogni individuo che vuole porsi in rapporto con la propria responsabilità d’esistere, nella determinazione di una scelta che è certamente legata al conoscere ma può finalmente essere espressiva anche di una ribellione al conoscere stesso, come richiesta superiore che non può essere soddisfatta dal Reale.

Allora è l’irreale che diventa determinante nel cammino della consapevolezza, privo di legami con la tangibile osservazione e privo di conoscenza. Quell’irreale che a volte è immaginativo, a volte frutto di elaborazione tratta dall’esperienza vissuta come ricerca, cercando nell’espressione della qualità individuale, la sua identificazione.

In questo modo, la visione del bivio appare in contraddizione con il principio vitale, perché cerca di riportare la memoria del conflitto anziché della scelta. Ma è anche vero il contrario, giacchè non può esservi una sola soluzione ma certamente c’è una sola soluzione all’interno di un percorso condizionato da un obiettivo che è il polo di attrazione dell’individuo verso la formazione.

E’ difatti il principio di attrazione che muove la comprensione del concetto in una visione parziale che contempli i due casi antipodi: scelta e conflitto.

Quindi è la dimensione energetica individuale che determinerà la direzione dell’individuo. C’è da specificare che non esiste un polo migliore o preferibile in quanto a volte l’esplosione di un conflitto è necessaria per un fatto di purificazione o di espansione mentre, l’accentramento di una scelta è necessaria all’integrazione dell’esperienza nella sua essenzialità.

Dobbiamo invece specificare che è senz’altro necessario un continuo e costante cambiamento tra i due poli, perché non vi sia cristallizzazione ovvero sviluppo di una patologia.

Quindi, il focalizzare lo sguardo sul concetto di “bivio” è sempre negativo, sia quando si voglia parlare di scelta come quando si voglia generare la visione del conflitto, mentre risulta essere fondamentale e di aiuto alla formazione dell’esperienza quella visione libera che consenta alla persona di poter sviluppare un percorso all’interno della totalità degli eventi per attrazione, anziché per giudizio[1] all’attrazione stessa.

13 Ottobre 2008

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[1] Il giudizio che si forma quando si sceglie che una scelta è migliore di un’altra per quella forma di discernimento che non si basa sulla qualità dell’esperienza ma sul contesto dell’espressione formale.


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