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Dall’immateriale al materiale

Concezione materialistica del vivere

Il materialismo non è altro che la degenerazione della materialità come espressione di energia addensata per precipitazione sul piano dimensionale terrestre. Questo parrebbe contraddittorio giacchè l’energia è anche una forma di espressione di questa dimensione, anche se non è visibile o non è misurabile secondo un giudizio riconosciuto, universale e garantista.

Dobbiamo quindi affermare che l’energia non esiste ma possiamo anche concludere che l’immateriale è quel materiale di cui non si ha conoscenza per mancanza di strumenti o di comprensione utile.

Il piano dimensionale è un’alternativa alla visione sperimentale con cui gli uomini colgono l’aspetto vitale, prescindendo dagli aspetti culturali che si osservano, e ritrovando nella trinità una specificità in grado di conferire valore a quello che può essere la ricerca di un risultato.Guardiamo ora i piani dimensionali attraverso un’analisi frontale, scindendo il piano dello spirito dal piano del fisico e ponendo, in linea di principio, il piano mentale come quel piano che trasporta informazioni da un fronte all’altro.

Quanto ha interferito la visione spirituale nell’ottica di una preservazione della materia?

Poco o niente. Al contrario, si può invece affermare che la visione materialista ha inciso profondamente nella spiritualità degli individui, ponendo quindi un punto di rottura con quella che era definibile unità dell’individuo.
Guardiamo lo stato di salute degli individui nelle varie ere e possiamo comprendere come oggi la sensibilità al benessere sia diminuita nel valore di quello che può essere un giudizio soggettivo perché è l’individuo che interessa osservare e non la sua visione collettiva.
Eppure, questa osservazione potrebbe apparire ingiusta in prima battuta, perchè la materialità oggi è maggiore[1] ma è maggiore il grado di materialità indotta dall’esterno, mentre è fortemente diminuita la materialità prodotta dall’interno.

Questo è un concetto sul quale si possono trarre delle brevi considerazioni, premessa la definizione data al materialismo, come degenerazione dello stato materiale, e della materialità, come addensamento di forma pensiero (energia) allo stato di concretizzazione (materia).


L’energia prodotta è sempre in collaborazione con l’individuo (secondo il principio di armonia[2]) in quanto agisce in base alla sua conoscenza, alla sua predisposizione, al suo creativo.
L’energia indotta (proveniente dall’esterno) è invece nella possibilità di essere interferenza costruttiva o distruttiva quando si trovi in disallineamento con l’energia dell’unità individuale.

Comportando il materialismo che viviamo in questi tempi, un eccesso visibile nella dimensione e nella forma, nelle tecniche con cui viene operato il convincimento all’acquisizione, allo scopo principale che è quello di arricchire (economia basata sul profitto anziché sul benessere), è inevitabile che l’interferenza sia facilmente distruttiva e questa comporta ad un annullamento della forza che è quella barriera psichica che è in grado di operare l’individualità e la vitalità della coscienza dell’essere.

Premesso che l’energia spirituale comporta un’assunzione di energia, da una fonte superiore che è Universale verso il soggetto nella dimensione verticale, influendo quindi sulla forza di espansione orizzontale e sulla capacità dell’individuo di proteggersi dalle interferenza delle energie indotte perché riporta il proprio essere in una condizione di centralità con la divinità, si comprende facilmente come la divisione nell’essere tra i due piani dimensionali, sia ragione di una grande fragilità.

Ed è questa la ragione per cui il materialismo è l’operazione condotta a livello di informazione collettiva, poiché controllando l’informazione energetica della materialità indotta, si potrà più facilmente avere sotto controllo l’energia di un singolo che diviene nella disconosciuta identità, collettivo[3].

L’uso di materalità immaterialistica, unito al ritrovare la collaborazione di un dialogo tra il proprio Spirito e l’Universo, è in grado di riportare l’essere in una condizione di equilibrio indispensabile perché vi sia la scelta di un vivere collaborativo verso la propria realtà realizzativa che è individuale, unica, creativa.

11 ottobre 2008

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[1] Da un punto di vista materiale di possibilità e di possesso dei beni ma anche culturale, di tempo, di servizi e di conoscenza.

[2] Fondamento fisico dell’interferenza costruttiva o distruttiva

[3] Il collettivo ha qui una connotazione negativa legata al disconoscimento del valore del singolo nella sua autodeterminazione. E’ infatti l’esigenza di dover rappresentare il proprio valore sul riconoscimento degli altri e questo porta a una spersonalizzazione che è l’assunzione di quella forma mentis comune, con cui si dirige lo sforzo sociale verso l’intento superiore di chi nell’evidenza si può avvantaggiare di tutto questo.


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