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Riflessione sulla liquidità come accentramento di energia circolante
1. Premesse
2. Andamento globale della liquidità dagli anni ottanta
3. Banche comparsa nuovi attori del mercato (1980) e successivo accorpamento
in grandi gruppi (1994)
4. Mercato comune, allargamento funzione e territorio
5. La trappola della New Economy (mossa finale del credito a consumo)
6. Dov'è finita la moneta? (della liquidità
energetica)
7. Basilea 2
8. Conclusioni. Verso il 15 settembre.
Premesse (15 Settembre 2008, è ora di capire)
La crisi globale, figlia dell'unione [di profitto] tra i potenti,
si confonde tra gli ombrelloni dei crediti a consumo di agosto.
Si accantona tra la sabbia calda, il caro petrolio, l'inflazione in aumento
e la produzione in calo, e ci si tuffa nel mare più o meno limpido
per un bagno refrigerante.
Ma quando inizia la crisi che tutti temono eppure aspettano?
Le previsioni parlano dell'autunno, forse del 2009. Altri dicono che nel 2009
ci sarà la ripresa e quindi alla fine ognuno ha la sua idea. Intanto
la calura estiva sale e le idee si confondono come forse, si vuole.
In realtà, la crisi è in atto. Il sistema occidentale industrializzato
sta collassando, diremo osando "ormai da anni". Una crisi profonda
ed irreversibile sta attraversando i cosiddetti paesi industrializzati per
chiudersi dietro le false prospettive che cercano di orientare la massa dei
consumatori verso mere illusioni, aiutate dalla scarsezza di informazioni
che danno TV e giornali.
Solo l'informazione alternativa, delle volte accusata di catastrofismo, si
preoccupa di togliere il velo dagli occhi e rendere visibile la reale situazione.
L'informazione fatta dai pionieri, da quelli che vengono definiti cospiratori,
da chi ha deciso a sue spese di essere un libero osservatore del mercato.
Qualche TG nazionale ha forse dato la notizia della crisi di solvenza in cui
si sono trovate le finanziarie Fannie Mae (Federal National Mortgage Association)
e Freddie Mac (Federal Home Loan Mortgage Corporation)? Meglio oscurare certe
informazioni e dare notizie sulle vacanze dei vip o dei calciatori con la
velina di turno.
Ma cosa sta succedendo?
Sono domande che è legittimo porsi quando il reale è differente
dal raccontato. Qualche risposta forse si può trovare nei libri, nei
ragionamenti spiccioli che ci hanno insegnato i genitori di un tempo, quelli
che davano ancora valore al valore. Altre risposte sono necessariamente il
risultato di una formazione differente, che avvicinandosi al termine energetico,
è in grado di sovvertire le questioni più banali in maniera
diremo elementare.
Siamo veramente in crisi? Perché siamo arrivati a questo
punto?
Monetaristi e keynesiani non hanno contempalto alcune variabili nei modelli
econometrici?
Andamento globale della liquidità dagli anni ottanta
Il mercato del credito ha subito dei profondi mutamenti a partire
dagli anni anni ottanta. Quegli anni sono caratterizzati da un marcato processo
inflazionistico derivante dalle sollecitazioni a cui è stato sottoposto
il sistema bancario per contrastare la sfavorevole congiuntura economica del
decennio precedente (shock petrolifero del 1972-1974 ). Le autorità
monetarie di quegli anni perseguono una politica restrittiva del credito che
consiste in un duplice intervento: ridurre l'offerta globale di moneta sul
mercato e sostenere il finanziamento del debito pubblico.
I due interventi si traducono operativamente
1. nella crescita dei vincoli amministrativi che conferiscono maggiore rigidità
agli attivi delle banche (aumento delle riserve obbligatorie) e limitano l'autogenesi
del credito;
2. e nella copertura del fabbisogno del Tesoro, attuata attraverso l'immissione
nel mercato di titoli pubblici (BOT e CCT) caratterizzati da un tasso di rendimento
maggiore rispetto a quello previsto dai conti deposito.
Gli indirizzi di politica monetaria anti-inflazionistica hanno sortito i loro
effetti sul controllo delle spinte inflazionistiche e al tempo stesso hanno
innescato il processo di trasformazione del sistema bancario.
Le banche, vedendo ridursi la loro l'attività di intermediazione -
attrarre nuova raccolta tramite un'adeguata politica degli impieghi e attivare
il processo di autogenesi del credito - contrastata dalla maggiore richiesta
dei nuovi strumenti finanziari (BOT e CCT) più remunerativi dei depositi,
gradualmente hanno cercato di proporre alla clientela altri servizi di consulenza.
Banche comparsa nuovi attori del mercato (1980) e successivo accorpamento
in grandi gruppi (1994)
Cresce la domanda di nuove soluzioni di finanziamento altrenative
a quelle bancarie classiche (deposito). E' di quegli anni, infatti, il fiorire
di una vasta gamma di innovazioni finziarie (si cita ad esempio la regolamentazione
dei fondi comuni di investimento) via via più sofisticate che hanno
permesso lo sviluppo del sistema borsistico e del sistema parabancario e l'avvicinamento
del risparmio agli investimenti produttivi.
Dal punto di vista della moneta, grazie alle politiche monetarie restrittive,
il sistema è riuscito ritrovare una sorta di equilibrio e, se i primi
anni ottanta sono caratterizzati da un aumento dei tassi monetari e da una
riduzione di moneta circolante nel sistema economico a causa della crisi derivante
dal secondo shock petrolifero del 79-82, gli anni successivi, la caduta dei
prezzi nominali del petrolio e delle materie prime ha permesso l'avvio di
un nuovo processo di ripresa del sistema produttivo occidentale caratterizzato
da una relativa stabilità dei prezzi.
Il nuovo ciclo degli investimenti è stato prodotto dai ricostituiti
margini di redditività delle imperse e da un nuovo dinamismo del mercato,
che, liberato dai vincoli, ha potuto diffondere innovazioni tecniche ed organizzative.
Mercato comune, allargamento funzione e territorio
Il processo di disintermediazione degli istituti di credito,
sopra citato, è stato affiancato dall'attuazione delle 'direttive'
del Consiglio della Comunità Economica Europea che hanno offerto al
mercato del credito nuove sollecitazioni, proponendo scenari gestionali diversi
da quelli del passato. E qui ci riferiamo alle direttive sulla libera circolazione
dei capitali e alla libertà di stabilimento bancario, di prestazione
dei servizi e al coordinamento delle normative in tema bancario a cominciare
dal 1 gennaio 1993. Direttive queste che hanno favorito in primo luogo il
processo di internazionalizzazione del sistema bancario ponendo le premesse
per una sua integrazione nel più ampio contesto dei sistemi bancari
europei e, più in generale, di quelli mondiali.
A partire dagli anni '90, si registrano infatti le maggiori fusioni tra i
principali istituti di credito ed il processo di internazionalizzazione dell'intero
sistema bancario connesso con l'espansione e integrazione dei mercati nazionali
e internazionali (globalization), tanto sul piano commerciale che finanziario.
La concentrazione sembra favorire economie di scala, maggiore efficienza e
semplificazione funzionale delle strutture.
Il processo di internazionalizzazione ha introdotto più ampie spinte
concorrenziali favorite da provvedimenti tesi a ridurre i vincoli amministrativi
sull'attività degli intermediari creditizi e assecondato la diffusione
dell'innovazione (deregolamentazione). In questa ottica, si è incentivata
la riforma delle banche pubbliche e delle casse di risparmio.
Il sistema bancario è stato spinto, in questo modo, alla privatizzazione.
I tradizionali schemi di operazioni effettuabili sono stati sostituiti con
autonomie decisionali e ricorso diretto al mercato del credito. La banca acquista
tratti imprenditoriali.
Se da un lato si assiste ad una deregolamentazione del sistema bancario, dall'altro
viene giustificata la creazione di una struttura decisionale unica a livello
europeo - la Banca Centrale Europea - per garantire un'azione di controllo
a livello internazionale e di coordinamento negli indirizzi di politica economica
dei singoli paesi.
Nel processo di mutamento del sistema bancario si profila anche un generale
ripensamento sulla funzione di capitali propri all'interno della gestione
bancaria.
Da un modesto apporto dei capitali propri si passa ad un'articolata dinamica
delle fonti di finanziamento delle banche provocando il processo di sostanziale
patrimonializzazione che si basa sulla crescita, tanto in valore assoluto
che in tassi di variazione percentuale, dei mezzi propri. Se la redditività
di una banca era misurata prima dal margine di interesse calcolato sui crediti
e i depositi, a seguito della via via mutata intermediazione della banca,
la redditività viene ora misurata sulla base dell'efficienza della
produttività della gestione, sullo sviluppo di nuovi servizi offerti,
sull'aumento di quote di mercato e volumi trattati e sulla capacità
ad attrarre capitale. Il processo di ricapitalizzazione si è realizzato
anche operando sul fronte delle immobilizzazioni finanziarie. Le aziende del
credito sono stimolate ad assumere partecipazioni in società parabancarie,
prima, e società industriali dopo, per diversificare gli impieghi,
i rischi e accrescere le fonti alternative dei ricavi.
Le banche, a partire dagli anni '90 hanno inizato un processo di ramificazione
e controllo diretto ed indiretto, sui nuovi circuiti finanziari, quindi quella
vasta gamma di servizi e di finanziamenti non bancari, per poi spingersi anche
sul controllo del comparto industriale, sempre con il meccanismo delle parteciapzioni
finanziarie.
Ovviamente, i crescenti vincoli di interdipendenza tra i diversi sistemi (finanziari
e industriali), caratteristica dell'evoluzione del mercato internazionale,
concorrono al tempo stesso ad ampliare i rischi di trasmissione di situazioni
di crisi tra i diversi intermediari (effetto domino della globalizazione).
In questo quadro descrittivo, seppur modesto, dell'andamento globale della
liquidità e del mutamento del sistema bancario, è doveroso fare
un cenno al ruolo strumentale di primaria importanza assunto dal processo
di informatizzazione delle banche che ha contribuito all'innovazione tecnologica
che ha trasformato le tradizionali operazioni allo sportello e ha consentito
la realizzazione della borsa telematica dove ogni giorno sulle piazze finanziarie
del mondo si incrociano ordini di compravendita di valute estere, di spostamenti
di fondi da un conto all'altro.
Negli ultimi trent'anni del secolo scorso, la crescita del prodotto mondiale è stata accompagnata, e in parte determinata, dalla progressiva integrazione prodotta dagli scambi di merci e di servizi e dalla diffusione dell'innovazione. Nello stesso tempo, gli scambi di servizi finanziari e i redditi di capitale, sono cresciuti a tassi più elevati di quelle delle merci. Ancora più elevati sono stati i tassi di aumento dei movimenti internazionali di capitali. L'aumento dei flussi dei movimenti di capitale ha avuto un effetto positivo sull'espansione dell'economia mondiale. A questo effetto si può aggiungere quello derivante dall'aumento della quantità di moneta che è stato più rapido di quello del prodotto lordo in termini correnti. Negli ultimi anni del secolo scorso, il ritmo di crescita della moneta si è notevolmente accentuato. Di conseguenza sono fortemente cresciuti i crediti forniti dal sistema creditizio e, più in generale, i finanziamenti (obbligazioni ...) dei mercati internazionali.
La trappola della New Economy (mossa finale del credito a consumo)
Le nuove società della New Economy entrano in borsa.
Il trading fai da te ha permesso a nuove fasce di utenti non specializzati
di operare in borsa. La compravendita di valori mobiliari via internet è
teoricamente alla portata di tutti.
In questa fase di euforia borsistica, l'inflazione è ovunque bassa
così come i tassi di interesse. Gli elevati e facili guadagni borsistici
creano ricchezza, delle volte solo virtuale e sono accompagnati da un aumento
dei consumi.
L'effetto dell'enorme quantità di operazioni finanziari che si realizzano
ogni giorno nelle principali borse mondiale, degli spostamenti rilevanti di
fondi da una piazza all'altra in tempo reale, della straordinaria crescita
di ricchezza finanziaria che si è formata nel finire degli anni '90
e della grande varietà di strumenti finanziari che sono stati creati,
è stato chiamato 'finanziarizzazione' dell'economia o cartolarizzazione
dei sistemi economici.
Questo fenomeno, che certamente ha aiutato l'espansione del reddito e della
crescita, ha trascurato, a quanto pare, alcuni grandi rischi per gli sviluppi
futuri del sistema poiché la crescita sempre più imponente della
ricchezza finanziaria è divenuta ogni giorno più incontrollabile
e capace di guidare gli andamenti degli interessi in modo divergente rispetto
la logica delle variabili reali dell'economia.
L'euforia borsistica ha avuto una brusca frenata con il crollo della borsa
che comincia nel 2000 dove ingenti perdite di capitali giornalmente venivano
bruciati.
Le perdite finanziare subite non hanno ridotto i consumi poiché, ipotizzando
che la perdita fosse solo temporanea, i consumatori hanno iniziato ad accedere
al credito pur di mantenere inalterato il proprio livello di vita. Un gioco
perverso si è innescato. La facilità di accesso al credito e
la sensazione di equivalenza tra detenere le attività liquide sotto
forma di moneta oppure in debiti bancari, hanno mantenuto i consumi costanti.
I bassi tassi di interesse del periodo, hanno anche favorito lo sviluppo del
comparto immobiliare. Grazie a questi infatti, per decenni è aumentata
la costruzione di case acquistate grazie alla facilità di accesso al
credito agevolato.
Nuove variabili entrano in gioco nel mercato (ma non erano prevedibili?),
effetto domino della globalizzazione, Cina e India che entrano con preponderanza
nel mercato occidentale offrendo prodotti a prezzi minori e al tempo consumando
materie prime in maniera via via più massiccia.
I salari dei paesi industriali non sono più allineati al caro vita
e si aggiunge anche l'aumento incontrollato del prezzo delle materie prime,
in particolare del petrolio che ha un effetto immediato sulle spinte inflazionistiche.
Il prezzo del petrolio alle stelle (il petrolio scarseggia? Ma non si sapeva
già dai testi delle scuole elementari degli anni 70?) così come
quello delle derrate alimentari. Giochetti di finanza speculativa intervengono
su questi prodotti per creare ricchezza sulle emozioni delle persone, perché
è di questo che si tratta: paura.
Ciò nonostante, nessun intervento è stato mai preso in merito
in nome dell'economia libera.
Intanto il sistema cerca un vano riequilibrio con l'aumento
dei tassi di interesse. Ma la sortita è che le famiglie si vedono aumentare
il tasso debitorio dei mutui per la casa acquistata (shock subprime) e le
imprese non riescono ad avere liquidità per i propri investimenti industriali
con conseguenza negativa sui salari, sulla concorrenzialità e sul tasso
di disoccupazione.
Il sistema economico a questo punto rischia di implodere.
Una diffusa sensazione di sfiducia nei confronti del mercato finanziario dopo
lo lo shock dei subprimes, del continuo crollo delle borse valori, e il progressivo
avanzare della bolla immobiliare spingono ad impiegare i propri risparmi (ormai
erosi) in buoni di Stato, come succedeva negli anni ottanta, considerando
che non ci si aspetta di certo l'insolvenza dello Stato. Può lo Stato
'fallire'? Si, in un certo modo è già fallito.
Il meccanismo del signoraggio che oggi comincia ad aleggiare tra qualche impavido,
legato alla trappola degli interessi e dei Titoli di Stato dove, si evince
che il cittadino che compra un titolo di Stato paga due volte il suo valore,
porta a una forma di debito perenne, che non solo non viene mai saldato ma
addirittura aumenta il suo importo.
In questo sistema, la parvenza è che nella vulnerabilità dei
risparmiatori, le Banche commerciali si trovano a non avere più sufficienti
liquidità per remunerare i creditori, che presi dal panic selling,
fanno le code agli sportelli bancari per disinvestire i loro risparmi.
D'altra parte le banche richiedono indietro i soldi prestati con tanta facilità
(credito al consumo, subprime), chiedendo garanzie sempre maggiori a chi ha
bisogno di una somma di denaro (il denaro si presta ai ricchi, non ai poveri).
C'è da dire che nessuna banca ha una copertura dei soldi che presta
e in un modo del tutto paradossale, i soldi che presta dietro pagamento (interessi
passivi) non sono di sua proprietà. Quindi si avvantaggia di reddito
vero, su spostamenti di liquidità di altri. Questo è il vero
inganno del sistema bancario.
Il sistema è troppo integrato e la globalizzazione produce l'effetto
domino, per cui anche la crisi si propagherà a catena.
Il sistema è in crisi di liquidità.
I consumi diminuiscono e al tempo stesso i tassi di interesse aumentano.
Il denaro immesso nel sistema dalle Banche Centrali viene subito riassorbito
dalla banche commerciali che lo trattengono per aumentare le loro riserve
di liquidità ormai ridotte all'estremo, quindi non ha effetti diretti
sull'economia reale.
D'altro canto la Banca Centrale d'Europa ha scelto di combattere l'inflazione,
mantenendo alti i tassi d'interesse.
Questa strategia in realtà toglie ancora più denaro in circolazione
a discapito delle società industriali e dell'economia reale.
Perché siamo arrivati a questo punto di collasso nonostante i sintomi
fossero chiaramente evidenti?
Dov'è finita la moneta? (della liquidità energetica)
Ultimo tratto di questa truffa colossale è stata la decisione
di svincolare i fondi pensionistici aziendali a favore delle banche con un'ampia
campagna controversa e ai limiti della disinformazione. Per quei poveri sfortunati
che sono caduti nella trappola.
Prendiamo i tempi attuali, dove le banche annunciano svalutazioni per miliardi
di euro, e per recuperare del credito emettono obbligazioni che finiscono
all'interno dei fondi comuni di investimento e dei fondi pensione. E se le
banche si dichiarano insolvibili? I fondi di investimento e i fondi pensione
non varranno più molto. Cioé i risparmi investiti in fondi non
avranno valore perché non potranno essere restituiti.
Quindi è solo il piccolo risparmiatore, il lavoratore dipendente (senza
capitale) che viene a perderci in questo sistema dove si tende a manovrare
una nuova forma di liquidità.
Quello che viene da chiedersi, è dove sia finita la moneta, quella
sonante, che accumulata nel Deposito di zio Paperone, diventa tesaurizzazione
mal giudicata dal sistema economico (delle banche).
Parliamo di un argomento limitrofo all'economia classica, quello
della liquidità energetica.
Dal momento che tutto è energia, anche il denaro può essere
considerato a livello energetico, come relazione tra l'uomo (unità
individuale o gruppo sociale) ed il possesso delle cose (beni individuali
o beni comuni).
Non si intende, in questa sede, effettuare una dinamica storica della motivazione
con cui nasce la moneta e del cambio della sua funzione attraverso il tempo,
ma nel fondamento, per la comprensione della questione trattata, dalla funzione
di surrogato al baratto (per mancanza dell'equivalenza nel valore del bene)
ed attraverso l'intervento di quella che è stata la visione della banca
commerciale, il trasferimento dal concetto di bisogno passa al concetto di
possesso.
E' infatti indiscusso che la moneta abbia soprattutto la funzione di ricordare
all'uomo quanto possa divenire il possesso del suo mondo materiale.
Questo lo dobbiamo alla società del profitto, che nasce nell'industrializzazione
e nella produzione di beni di consumo di massa.
Da questo momento, la libera circolazione dell'energia dei bisogni, viene
intrappolata nel concetto del possesso in quella che perde via via il suo
valore intrinseco, ovvero la moneta. Fino al paradosso di questi ultimi decenni
dove la moneta anche cartacea ha lasciato il posto ai numeri che si spostano
attraverso un pezzo di plastica (bancomat, carta di credito) da un conto ad
un altro, nel cambio di quei beni o servizi di cui ci si è voluti avvantaggiare.
Nello schema si individua come dal concetto di libertà
dell'uomo dal sistema economico, si sia progettato questo sistema di vincolo,
definito a catena perché sussiste a seguito dello stesso che ha l'idea
di sopravvivere grazie al sistema economico (in realtà è l'esatto
opposto).
Il punto di caduta rappresenta quanto sia l'unità individuale intrappolata
nella vibrazione materiale e quanto si possa ipotizzare, all'interno di una
possibile percezione teorica, la liberalizzazione energetica dell'uomo dal
sistema di vincolo del possesso che rappresenta una vera e propria cristallizzazione
di quel quantum di energia che dovrebbe essere libero di circolare, integrarsi
e viaggiare nuovamente, come è in ogni processo vitale.
La forza trasformativa è data dall'interscambio come concetto di uso
del bene, in sostituzione del concetto di possesso che seppure indicativo
di una qualità di appartenenza del bene, riporta quello stesso valore-qualità
nel legame con il fruitore finale, in grado di appropriarsi ed utilizzare
(usare) la sua essenza.
Basilea 2
"Basilea 2" è il nuovo accordo internazionale
sui requisiti patrimoniali delle banche.
In base ad esso le banche dei paesi aderenti dovranno accantonare quote di
capitale proporzionali al rischio derivante dai vari rapporti di credito assunti,
valutato attraverso lo strumento del rating.
Gli Accordi di Basilea sui requisiti patrimoniali delle banche sono il frutto
del lavoro del Comitato di Basilea che è un organo istituito dai governatori
delle Banche centrali dei dieci paesi più industrializzati (G10) alla
fine del 1974.
Il Comitato opera in seno alla BRI, Banca dei Regolamenti Internazionali,
con sede a Basilea, un'organizzazione internazionale creata per dettare le
linee guida, gli standard a cui si dovranno attenere gli attenere gli attori
del mercato, e promuove la cooperazione fra le banche centrali ed altre agenzie
equivalenti allo scopo di perseguire la stabilità monetaria e finanziaria.
Il Comitato non possiede alcuna sovranità sovranazionale, quindi le
linee guida che raccomanda non hanno alcuna forza legale seppure l'obiettivo
di queste sono quelle di far convergere verso uno standard e un approccio
comune.
Previsioni dell'Accordo di Basilea2:
1. I Requisiti patrimoniali minimi,
prima di offrire credito alle imprese, le banche devono tenere conto del rischio
operativo (frodi, caduta dei sistemi) e del rischio di mercato. Per calcolare
il rischio del credito, le banche potranno utilizzare metodologie di internal
rating. Obiettivo di questo principio è garantire una maggiore sensibilità
ai rischi senza innalzare né abbassare, in media, il requisito complessivo.
2. Il controllo delle Banche Centrali
Le Banche Centrali potranno intervenire nella valutazione dell'adeguatezza
patrimoniale delle banche potendo imporre una copertura superiore ai requisiti
minimi.
3. Disciplina del Mercato e Trasparenza
Sono previste regole di trasparenza per l'informazione al pubblico sui livelli
patrimoniali, sui rischi e sulla loro gestione.
E' una consolidata idea che è necessario avere un sistema
di raccolta di informazioni standardizzate per calcolare il rischio del credito,
soprattutto se queste informazioni sostituiscono un rapporto informale, magari
anche basato su clientelismo.
Ma vale la pena sottolineare alcuni aspetti poco favorevoli ad un tessuto
economico come quello italiano, costituito per la maggior parte da piccole
e medie imprese.
Inoltre, il metodo proposto da Basilea 2 sarà in grado di rilevare
per tempo le condizioni di solvibilità delle imprese?
Ed ancora, le agenzie di rating sono obiettive nel valutare le imprese o,
a causa di intrecci e interessi reciproci (le banche hanno spesso delle partecipazioni
nelle agenzie di rating) si perde l'obiettiva del sistema di valutazione?
Prendendo ad esempio il sistema italiano, costituito come dicevamo da piccole
e medie imprese (di seguito PIM) è naturale rilevare qualche perplessità
nel meccanismo di rating. Spesso le PIM non sono in grado di fornire informazioni
economiche, finanziare e patrimoniali (poiché attualmente soggette
ad un regime differente rispetto alle grandi imprese), e l'utilizzo di metriche
standardizzate di valutazione tarate su un modello di grande società,
difficilmente sono estendibili a società di diversa grandezza.
Ne segue che in primo luogo le PIM avranno un accesso al credito più
difficile e sicuramente più oneroso, e questo avviene in un momento
in cui i tassi di interesse sono alle stelle e la liquidità nel sistema
scarseggia.
Le PIM, per sottostare a Basilea 2 sono costrette a fornirsi di strumenti
di gestione della tesoreria, di pianificazione finanziaria, di controllo di
gestione (strumenti informatici) o di rivolgersi a consulenze professionali
interne o esterne. Questo si tradurrà inevitabilmente in aumento di
costi, con la speranza che i benefici non saranno limitati solo al minor costo
del denaro e alla maggior facilità di accesso al credito ma che comporta
anche importanti benefici in termini gestionali.
E' chiaro che la risposta concreta dipende non solo dalla dimensione aziendale
(che può portare alla scelta di strumenti diversi e all'acquisizione
di competenze diverse) ma anche dal ruolo più o meno rilevante che
il credito bancario riveste per l'impresa: un'impresa ben capitalizzata ha
poco bisogno delle banche, ugualmente un'impresa con una forte redditività
potrà disinteressarsi ad un'eventuale maggior costo del denaro, tuttavia,
è un gatto che si morde la coda. Perchè l'impresa ben capitalizzata
e con una buona redditività avrà anche un buon rating e quindi
non dovrà temere da Basilea 2 nè maggiori costi nè difficoltà
di accesso al credito.
Sembrerebbe quindi che Basilea 2 indurrà le banche a ridurre il credito
destinato alle PMI e ad aumentare al contempo i tassi di interesse.
Oppure ad assimilarsi la proprietà di quelle che sono a tutt'oggi le
vere produttrici di benessere e di valore.
In questo modo, l'ultima frontiera della libertà del
capitale verrebbe ad essere intaccata coinvolgendo quel residuo di benessere
di cui ancora si possono avvantaggiare tutti quei soggetti che gravitano attorno
alle PMI. Forse è questo il vero obiettivo di Basilea2 ma l'informazione
è troppo densa di tecnicismi e nella mancata praticità, il vero
valore di un progetto ormai alle soglie della realizzazione si confonde tra
le parole.
Tutto questo, fa parte del programma.
Conclusioni
Nell'impossibilità di introdurre un significativo cambiamento
a livello istituzionale per problemi che riguardano tanto il signoraggio (vedasi)
e le altre questioni che possono rientrare nell'ottica del progetto con cui
si cerca di identificare un punto di accesso alla libertà individuale
e di sfruttamento energetico di ogni uomo, bisogna ora comprendere quale sia
la visione a cui sono destinati i vari sistemi economici.
La ripresa sarà possibile in un'economia che ancora si basa ancora
sul petrolio come elemento regolatore del valore della produzione?
Verranno qualificati due insiemi di individui; da una parte coloro che interverranno nella comprensione si porteranno in vantaggio rispetto all'andamento comune, in quanto riusciranno a godere di quella liberazione che è auspicabile per ogni essere, in tempo migliore. Questo li porterà a mostrare una possibilità per coloro che non saranno capaci di muoversi, perché intrappolati nell'illusione di quei percorsi mostrati da chi dirige l'andamento reale del sistema economico in un modo e ne racconta una differente visione.
In realtà, la constatazione del fallimento di ogni regola economica è la considerazione che l'economia è il fondamento errato per l'uomo, ma vantaggioso per quella piccola quantità di uomini che detengono il potere sul popolo. Tuttavia i tempi sono immaturi per una simile comprensione e solo il fallimento del sistema potrà rappresentare questa visione con cui si è implementato organicamente qualcosa di estraneo all'uomo stesso, rendendolo incapace di vedere per soffocamento.
La data del 15 settembre è fornita come limite massimo in cui operare per districarsi dall'insieme di quelle condizioni fallimentari che rappresenteranno l'ultima chance per i proprietari dei beni comuni di potersi avvantaggiare di quell'ultima massa di energia circolante che ancora è nelle mani delle persone comuni, laddove per comuni, si vuole intendere proprio la proprietà delle stesse, nei confronti di quelli che sono i nostri padroni: lo Stato.
Dal momento che la schiavitù si mostra solo a chi cerca la liberazione e comincia a scorgere catene invisibili che costringono la dimensione che deve essere INFINITA del proprio vivere.
Con i migliori auguri.
EnergiaMaya© Astroenergia©
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